Profumi, sapori.. riaccendono ricordi nella nostra memoria. Proprio così. Io e la cannella, un lungo e profondo rapporto d’amore.

Da bambina mi recavo spesso in Alto Adige nelle festività natalizie. Ho assaggiato questa spezia per la prima volta a circa sei anni, quando in una giornata di festa in provincia di Bolzano, azzardai con una fetta di strudel.
Ricordo il pasticciere, un giovane ragazzo molto solare con quel cappello bizzarro che molti anni dopo ho indossato anche io. Il profumo che sprigionava quella fetta di torta era avvolgente, inebriante, forse troppo, ma spinta dalla curiosità, assaggiai. Non fu una bella prima volta: penso di aver fatto una delle mie smorfie e lasciato quel che rimaneva ai miei genitori. Sarà stato un mix di cose, mele, uvetta, consistenza che ad un bambino non risultano molto congeniali. Di sicuro le volte successive non chiesi quella torta ma osservavo quanto era decantata e apprezzata.

A casa qualche volta veniva riprodotta in mille varianti e quel profumo di cannella che usciva dal forno, quando la torta era ormai pronta, mi stuzzicava. Non so come descriverla ma era una contrapposizione di emozioni.
Da una parte il desiderio di riprovare quel sapore, dall’altra quasi una paura nell’affrontare qualcosa che non riuscivo a gestire: consistenze, accostamenti. Sapevo che forse era troppo presto per me quell’approccio. Ero una bambina molto delicata a tavola e mamma impazziva per farmi mangiare qualcosa.
Ma la curiosità scavalcava ogni paura e così decisi di riprovarci. D’altronde, qualcosa mi attirava di quel mondo di sapori per me adulto.

Inutile negare che non fu un successo nemmeno il secondo assaggio ma l’aver avuto il coraggio di ritentare mi rendeva fiera. Ho sempre osservato il mondo degli adulti con occhi disincantati, cercando di decriptare i loro codici fatti di gesti, toni, argomenti. Non sono mai stata una bambina persa nel mondo dei balocchi forse perché la realtà che vivevo non era così fiabesca ma dettata da sacrifici e sfide quotidiane.

Passarono gli anni e quel profumo che invadeva casa di tanto in tanto, mi lasciava sempre con quel ricordo di iniziazione, di primo approccio nel mondo adulto. Non l’ho più cercata quella spezia ma se la incontravo in alcune preparazioni non la disdegnavo. Non ne andavo pazza anche se riconoscevo che era davvero speciale.

Ora, a distanza di tanto tempo, mi dona una piacevole sensazione perché mi riporta all’infanzia, un tuffo nel passato con un po’ di  malinconia per il tempo che scorre velocemente ma anche di serenità per la presa di coscienza della propria crescita interiore con i cambiamenti che comporta.

Il destino poi ha voluto che nella stagione invernale 2011-2012 mi confrontassi assiduamente con la cannella o zimt come la chiamano in Alto Adige. Furono 4 mesi bellissimi a 2500mt in una baita che si poteva raggiungere solo con la motoslitta o con gli sci (quanto mi sono divertita con quelle pendenze affrontate a tutto gas che sembravano dei muri) e che accoglieva centinaia di sciatori al giorno.
Tanti i piatti tipici di quella zona che preparavamo ad opera d’arte tra cui il loro fiore all’occhiello, lo strudel! Da li, la chiusura del cerchio, la mia storia d’amore con questa spezia aveva ora un capo e una coda, era come se la profezia “Manuela-cannella”si fosse rivelata. Non so se è un caso, ma da quel momento, questa magica spezia mi ha sempre accompagnata nella vita rivelandosi protagonista in ogni evento speciale.

Non vi nascondo, che sempre in quell’esperienza “ad alta quota”, ho avuto un altro approccio che mai avrei pensato di apprezzare, quello con il cumino. Ma questa, è un’altra storia.

 

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