Eh già, io ci metto il cuore. Ecco come inizia la mia avventura. A 24 anni una laurea tra le mani, una laurea scientifica che mi proiettava nel mondo del lavoro nelle grandi aziende di Milano. La scelta, partire? E gli affetti? La famiglia, gli amici, il fidanzato.. Ha vinto il cuore.

Per i successivi 6 anni, lavoretti non distanti da casa. Io li chiamo così non per sminuirli, ma per quanto possano avermi dato, sentivo che stavano nutrendo una parte di me che non volevo. Mi hanno insegnato tantissimo e ho avuto parecchie gratificazioni, anche economiche. Sono proprio questi sei anni che hanno improntato la mia professionalità (ruoli, gestione colleghi, stress, responsabilità, obiettivi) ma anche stavolta il cuore batteva per un’altra causa.

Ho iniziato così a sfinirmi fisicamente ma iniziando a vivere. Seguivo un corso serale di 4 ore. Sabato incluso. Ogni giorno, dopo 9 /10 ore di ufficio, volavo a scuola ad ascoltare, studiare, approfondire ciò che era il senso del mio batticuore, quei ricordi di infanzia che emergevano sempre di più, il mondo del cibo. In ufficio quasi mi nascondevo quando addentavo quel panino poco prima di uscire per il fatto di non sentirmi chiedere perché un panino a quell’ora (domanda che ogni tanto arrivava alla quale rispondevo, ho fame!).

Non volevo in alcun modo che boicottassero il mio progetto, magari per i più, visto come folle. E così mi proteggevo in quel modo.

Partono così le esperienze sul campo: incontri e scontri nelle realtà ristorative locali e nazionali. Quanto ho imparato, quanto ho lasciato volutamente di me. Uno scambio sano che aiuta a crescere. Ovviamente ho salutato il mondo dell’ufficio, almeno in quella forma, classica e tradizionale.

Ed ora si condivide! Non solo la teoria acquisita con studio ed esperienza ma anche la parte pratica, quotidiana dove da situazioni complesse sono nati successi e strategie, anche davvero divertenti.